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Preterm Birth prevention and treatment

Misurare il collo dell’utero per prevenire il parto prematuro

PARMA, 21 NOVEMBRE 2017 - Misurare il collo dell’utero: è un esame che richiede cinque minuti, ma che può evitare un parto prematuro, evento che rappresenta la prima causa di mortalità del feto durante la gravidanza e del neonato nei primi giorni di vita. «Nonostante i progressi nella sopravvivenza, anche di bambini nati con un peso inferiore al chilo, le conseguenze neurologiche di un parto prematuro sono ancora importanti» avverte Tiziana Frusca, Direttore del Dipartimento di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Università di Parma e Presidente del simposio “Preterm birth: prevention & treatment” organizzato a Parma dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Parma e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «Per questo motivo è essenziale sviluppare metodi sempre più avanzati per individuare le donne in gravidanza maggiormente a rischio di parto prematuro, evitare tale evento o perlomeno prolungare la gravidanza il più a lungo possibile. L’identificazione delle pazienti a rischio in questi ultimi anni ha compiuto grandi progressi grazie all’utilizzo dell’ecografia transvaginale. Con la misurazione del collo dell’utero effettuata tra le venti e le ventiquattro settimane è possibile stabilire con ragionevole accuratezza se una donna in gravidanza è a rischio di parto prematuro. Questa metodica è sicuramente validata se applicata nelle donne che hanno già avuto un parto pretermine ma la grande discussione tra gli esperti è se può essere utile utilizzarla in tutta la popolazione, per identificare le donne che hanno un maggiore rischio di parto pretermine». Un’ipotesi sostenuta con convinzione da Vincenzo Berghella, Professore di Ostetricia e Ginecologia alla Thomas Jefferson University di Filadelfia, Stati Uniti: «Non bisogna aspettare che le donne abbiano le contrazioni e rischiare che si rompano le acque prima del termine. Si dovrebbe misurare la cervice uterina a tutte le donne in gravidanza, così come in tutte le persone si misurano pressione e colesterolo per prevenire l’infarto. È un esame che richiede cinque minuti, è indolore e senza conseguenze». Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa il dieci per cento i parti pretermine nel mondo e nonostante i progressi della medicina il loro numero non accenna a diminuire, anche perché sono di difficile individuazione. I motivi della difficoltà nel prevenire l’evento sono diversi: il parto pretermine generalmente non è causato da un singolo disordine; non viene eseguito un test di routine in grado di predire tutti i parti pretermine; non è disponibile un unico trattamento in grado di prevenire tutti i parti pretermine. «Una volta identificate le donne a rischio sono disponibili due modalità per cercare di evitare il parto pretermine, ma abbiamo indicazioni non definitive su quali scegliere» conferma Tiziana Frusca. «È possibile utilizzare il cerchiaggio, che è una procedura chirurgica con cui si “chiude” il collo dell’utero, oppure è possibile utilizzare un farmaco, il progesterone vaginale. Riguardo queste due opzioni c’è però un grande dibattito tra gli specialisti a favore di una o dell’altra opzione». Per Vincenzo Berghella «nelle donne con cervice uterina più corta e con un rischio più basso si potrebbe somministrare progesterone, mentre nelle donne a rischio più alto, per esempio con un precedente parto prematuro, si potrebbe eseguire il cerchiaggio». Rappresenta infine un caso particolare la donna che si presenta al pronto soccorso lamentando contrazioni e dolori. «In questa situazione l’utilizzo combinato della valutazione della lunghezza del collo dell’utero insieme con i test che utilizzano marcatori come la fibronectina fetale cervicovaginale, consentono di prevedere se la donna effettivamente presenta un alto rischio di partorire entro una settimana. È possibile quindi somministrare a questa donna tutte le terapie che possono servire per ritardare il parto o per gestirlo al meglio. In particolare il bambino prematuro può presentare un limitato sviluppo dei polmoni, per cui è possibile favorire la preparazione del neonato alla respirazione dopo la nascita, con l’utilizzo dei farmaci chiamati steroidi. È dimostrato che con lo steroide si ottengono migliori risultati se viene somministrato prima di sette/dieci giorni dalla gravidanza, per cui è importante identificare in anticipo le pazienti cui somministrare il farmaco».

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