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Comunicato Stampa

Carenza di calcio, può essere un problema ormonale

Firenze, 7 maggio 2015 - La carenza dell’ormone tiroideo, prodotto dalle paratiroidi, quattro piccole ghiandole poste nel collo, in prossimità della tiroide, può provocare una insufficienza di calcio nel sangue e diversi disturbi. Fino a oggi non esisteva un trattamento specifico per l’ipoparatiroidismo, ma a breve sarà disponibile una terapia ormonale sostitutiva che potrebbe migliorare significativamente la qualità di vita delle persone con questo problema.
Per capire come utilizzare questa nuova terapia tutti i maggiori esperti mondiali sono riuniti a Firenze in occasione della Conferenza internazionale“The diagnosis, management and treatment of hypoparathyroidism”, in programma a Firenze dal 7 al 9 maggio.
In questa occasione verranno stilate le Linee Guida in un’area ancora mancante di indicazioni. Saranno le prime Linee Guida su questa problematica.
La conferenza è organizzata da Università degli Studi di Firenze, Columbia University di New York, Stati Uniti, McMaster University di Oakville, Canada, Harvard Medical School di Boston, Stati Uniti, e Fondazione Internazionale Menarini.
«Le paratiroidi sono quattro piccole ghiandole endocrine poste nel collo, in prossimità della tiroide. La loro funzione è di secernere l'ormone paratiroideo, o paratormone (PTH), che concorre al controllo della concentrazione di calcio nel sangue» spiega Maria Luisa Brandi, docente di Endocrinologia all’Università di Firenze e co-presidente del Congresso. Il paratormone ha un ruolo cruciale nella trasmissione del segnale nervoso, nella contrazione muscolare, nella coagulazione del sangue e nel funzionamento di alcuni ormoni ed enzimi. Per questo motivo, le sue concentrazioni nel sangue devono rimanere relativamente costanti, ma non sempre la carenza di calcio viene individuata. «Il sospetto di ipoparatiroidismo è più frequente nelle forme acquisite, dovute a chirurgia invasiva del collo, carcinoma della tiroide, tumori maligni del cavo orale, del faringe, tutte condizioni in cui le paratiroidi possono essere asportate o distrutte (come nella radioterapia) e in cui la conseguenza secondaria è appunto l’ipoparatiroidismo» prosegue Brandi. «Più complessa è l’individuazione del problema nelle forme congenite la cui insorgenza è in età infantile, anche neonatale, nelle quali la diagnosi può essere tardiva. Il pediatra può sospettare una carenza di calcio in presenza di patologia autoimmuni. Per esempio una candidiasi orale molto evidente può essere un segnale per controllare la concentrazione del calcio nel sangue e dell’ormone paratiroideo. Dopo un intervento chirurgico invece l’ipoparatiroidismo può determinare un cambiamento di personalità, con disturbi della memoria, tendenza alla depressione, per cui i sintomi possono essere associati a un disturbo psichiatrico e di conseguenza non trattati adeguatamente».
Non sono, purtroppo, soltanto questi i sintomi dell’ipoparatiroidismo. Infatti possono comparire tremori e rigidità, cataratta, crampi e spasmi, formicolio e intorpidimento delle mani, dolori addominali, alterazioni cardiovascolari, arresto cardiaco, insufficienza cardiaca congestizia (in bambini con ipoparatiroidismo) e morte improvvisa.
In più, gli endocrinologi fino a ora non disponevano di armi efficaci per contrastare la patologia. «La terapia che avevamo a disposizione era un surrogato. Potevamo somministrare calcio e vitamina D, che aumenta l’assorbimento intestinale di calcio, ma si trattava di un surrogato» aggiunge Brandi. «Fino a oggi l’ipoparatiroidismo era l’unico disturbo endocrino che non aveva una terapia sostitutiva ormonale. In qualunque altra malattia endocrina possiamo trattare i pazienti con l’ormone mancante, come nel caso della tiroide in cui i soggetti assumono gli ormoni tiroidei, nel caso del surrene in cui vengono somministrati gli ormoni surrenalici o dei disturbi ormonali sessuali in cui i pazienti sono in terapia con gli ormoni sessuali rispettivi per ovaio e testicolo. Nell’immediato futuro, per fortuna, grazie al nuovo farmaco a base dell’ormone paratiroideo ricombinante potremo migliorare la qualità di vita anche delle persone con ipoparatiroidismo»

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